Letture

Corpo sei la mia casa e io avrò cura di te…

Il mio corpo è la mia casa – ci racconta Rupi Kaur nella sua terza raccolta di pensieri sparsi, poesie e illustrazioni intitolata Home body – e anche se ferito, violato, calpestato, il corpo è la vera essenza del mio essere donna nel mondo.

Questa giovane poetessa, artista e performer canadese di origini indiane, a soli 21 anni ha scritto e auto pubblicato la sua prima raccolta di poesie e illustrazioni, Milk and Honey, che in poco tempo è arrivata in vetta alla classifica del New York Times, rimanendo saldamente al primo posto per 100 settimane consecutive. I suoi primi due libri, tradotti in 42 paesi, hanno venduto oltre 8 milioni di copie nel mondo. In Italia è pubblicata da tre60, un marchio editoriale del gruppo Gems.

Cosa rende così speciali queste brevi raccolte di poesie e illustrazioni, così amate dal pubblico e in particolare da quello femminile? Credo sia il coraggio dell’autrice di mettersi “a nudo” con estrema naturalezza e semplicità, senza pudore o vanità. So che può sembrare un paragone azzardato, ma leggere Home body per me è stato un po’ come tornare nello spogliatoio femminile della piscina, un luogo a me molto caro.

Lì non c’è trucco e non c’è inganno: noi donne siamo libere di essere totalmente noi stesse, con le nostre rughe, i nostri rotoli di ciccia, le nostre cicatrici e le nostre smagliature. Questo ci consente di spalancare il cuore e parlare degli affanni quotidiani, delle speranze, delle gioie e delle perdite che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle con molta trasparenza e senza maschere. Negli anni siamo diventate madri, abbiamo visto crescere i nostri figli, li abbiamo visti partire, alcune di noi sono diventante nonne, altre ci hanno purtroppo già lasciato.

Sono molte le poesie che ho sottolineato in questa raccolta e condiviso con le amiche più care, ma una in particolare ritengo sia giusto condividere con tutte le donne e gli uomini che leggeranno questa mia breve recensione. La dedico a Gina, un’eterna ragazza recentemente scomparsa all’età di 92, che fino a pochi anni fa frequentava ancora la piscina; la ricorderò sempre mentre usciva dalla vasca sorridendo, le sue gote arrossate e i ricci capelli gocciolanti di acqua clorata come quelli di una giovane atleta:

datemi rughe del sorriso

voglio la prova dei nostri lazzi

incidetemele in faccia come

radici di un albero che affondano

anno dopo anno

voglio macule a ricordo

delle spiagge dove abbiamo preso il sole

voglio avere l’aspetto di una che non ha

mai avuto paura di lasciare che il mondo

la prendesse per mano

e le mostrasse di cos’è fatto

voglio andarmene sapendo

di avere usato il corpo per qualcosa

di diverso dal tentare

di farlo sembrare perfetto

Rupi Kaur

Spero di aver risvegliato in chi mi legge un po’ di sana curiosità e voglia di poesia, perché ne abbiamo tutti tanto bisogno.