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Marketing,  Società

Dal marketing al digital marketing: cosa è cambiato

Una volta c’erano i manifesti stradali, i depliant, le pubblicità sulle riviste patinate, gli slogan alla radio e alla tv, il mitico carosello… oggi Internet è diventato il principale canale di comunicazione utilizzato per vendere un prodotto o servizio, essendo il primo posto in cui le persone vanno alla ricerca d’informazioni. Google è il primo motore di ricerca nel mondo e attraverso di esso arriva il 94% di traffico organico sui siti.

La velocità di sviluppo e di utilizzo dei canali di comunicazione digitale ha quasi azzerato la disparità di informazione che una volta esisteva tra aziende, società di servizi e consumatori o utenti. Ciò rappresenta una grande opportunità ma anche un rischio: qualsiasi consumatore oggi è molto più informato rispetto al passato. Di conseguenza i brand devono essere molto più trasparenti nei loro processi e molto più inclusivi, consentendo alle persone di connettersi con loro maggiormente e di riconoscersi in una community grazie all’uso dei social media e di altri canali di comunicazione. In tale contesto, l’evoluzione del marketing in senso digitale è inevitabile per qualsiasi tipo di attività/brand/servizio/prodotto. Ma cosa intendiamo e come siamo arrivati al digital marketing o marketing 4.0?

La definizione di marketing include qualsiasi tipo di attività, strumento o processo volto a creare, comunicare, distribuire e scambiare offerte che abbiano valore per clienti, consumatori, stakeholders e la società in generale. Ai suoi albori, all’inizio del ‘900, il marketing era focalizzato esclusivamente sull’importanza del prodotto/servizio e il principale obiettivo di ogni campagna di marketing era comunicare il valore dei beni prodotti da un’azienda allo scopo di vendere il maggior numero di prodotti o servizi.

Il primo passaggio evolutivo del marketing ha avuto luogo negli anni ’90, grazie alla rivoluzione innescata dall’information technology. I consumatori non erano più semplici consumatori bensì “consumatori informati”, in grado di scegliere tra un’ampia varietà di prodotti della stessa categoria. Era nato così il marketing 2.0, che metteva il consumatore al centro. 

Il marketing 3.0 ha continuato a dare sempre più importanza al consumatore in quanto essere umano con propri valori, desideri, necessità e aspirazioni. In base a questa nuova visione i prodotti o servizi devono essere in grado di riflettere valori umani.

Tale evoluzione è stata resa possibile grazie alla profonda trasformazione digitale che il mondo sta vivendo. A questa si è aggiunta, in questo ultimo periodo, la pandemia da Covid-19, che ha ulteriormente ridisegnato il panorama di attività che è possibile svolgere online, accelerando il processo di trasformazione digitale. 

Tanto per dare un’idea della crescita in atto, a gennaio 2021 gli utenti globali di internet erano 4,66 miliardi con un aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente. Dato ancora più interessante, anche il tempo trascorso in rete è aumentato notevolmente raggiungendo una media di 6 ore e 54 minuti al giorno (+4%). 

Alla luce di questi dati, non occupare il proprio spazio sulla rete e non svolgere attività di comunicazione online significa perdere l’opportunità di raggiungere un’ampissima fetta di mercato. Fare digital marketing però non significa avere un profilo facebook o Instagram sul quale postare qualsiasi tipo di contenuto o possedere un sito statico e mai aggiornato, bensì utilizzare le tecnologie digitali per convogliare il valore di un prodotto/servizio direttamente al consumatore/cliente finale grazie anche a delle conversazioni reali. Inclusione, empatia e sostenibilità sono le parole chiave del marketing 4.0. Soltanto se riusciremo a far sentire accettate il maggior numero di persone possibile, risolvendo i loro problemi reali in un modo che sia sostenibile per l’ambiente e per l’economia potremo dire di aver messo in atto una strategia di marketing veramente efficace e al passo coi tempi.