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Zygmunt Bauman: dalla vita liquida all’incapacità d’immaginare il futuro.

Fra poco meno di un mese, il 15 novembre, il grande sociologo, filosofo ed accademico polacco, scomparso il 9 gennaio 2017, avrebbe compiuto 95 anni. Purtroppo non può più aiutarci a leggere e interpretare la realtà che stiamo vivendo in questi giorni così complicati e pieni di incertezze per il futuro; in realtà tutte le risposte si trovano già nei suoi scritti e nelle sue lezioni.

Polacco di origini ebraiche, Zygmunt Bauman si salvò dall’Olocausto riparando in Unione Sovietica nel 1939, dove si avvicinò al marxismo. Dopo la guerra tornò in Polonia per studiare sociologia; appena laureato si trasferì in Inghilterra dove insegnò per decenni ed elaborò le sue principali teorie sociologiche e filosofiche, rigettando il totalitarismo del regime comunista ma continuando comunque ad avere una visione socialista vicina al marxismo.

La sua teoria più conosciuta è quella della connessione tra cultura della modernità e totalitarismo e del passaggio dallo stato solido, caratteristico del modernismo e dei totalitarismi, allo stato liquido del post-modernismo, caratterizzato dalla scomparsa delle grandi narrazioni (religione, stato, famiglia).

La vita liquida della società post-moderna è sempre più frenetica e alienante: i protagonisti principali non sono più i produttori ma i consumatori e l’esclusione sociale è data dal non poter acquistare i beni considerati determinanti dal proprio gruppo sociale, dunque dal non sentirsi accettati nel ruolo di consumatori.

Tutto è divenuto merce, anche le relazioni, e la più grande paura che attanaglia l’uomo post-moderno è l’inadeguatezza.

Questo clima d’incertezza costante, dettato dal nuovo ordine sociale che la modernità cerca d’imporre e dal progresso economico, il cui obiettivo è sempre quello di abbassare i costi della produzione, rende di fatto “inadatte” larghe fasce della popolazione e le costringe a partire alla ricerca di una nuova collocazione sociale e lavorativa per sopravvivere.

Ciò dà origine a fenomeni migratori di tipo diasporico, quindi basati su identità multiple, molto diversi dalle migrazioni che 100 o 200 anni fa hanno interessato le popolazioni europee partite alla conquista delle terre libere delle Americhe, dell’Australia, dell’Africa o dell’Asia.

I migranti attuali sono refrattari all’assimilazione e stentano ad accettare i costumi culturali del paese in cui si trasferiscono.

Zygmunt Bauman

Gli immigrati, prosegue Bauman, vengono così identificati come i responsabili di un’incertezza generalizzata che invece è una condizione della contemporaneità.

Quanto è successo quest’anno con la pandemia da Covid-19, che tuttora ci sta flagellando, è sintomatico di quest’incertezza. Un piccolo virus, invisibile agli occhi, ha totalmente sovvertito l’ordine, per quanto precario, delle nostre esistenze, destabilizzandoci e mostrandoci appieno la nostra vulnerabilità e inadeguatezza, rendendo di fatto la nostra vita ancora più insicura.

La solitudine del cittadino globale e la paura liquida sono dunque quanto mai vere e attuali in questi giorni.

Come riuscire ad immaginare un futuro ora? Dove volgere il nostro sguardo alla ricerca di una possibile felicità o quanto meno di una nuova “normalità”?

Innanzitutto accettando il rischio e l’insicurezza come elementi della nostra libertà e ritornando a sentirci “parte di una comunità dal destino comune“, ovvero un insieme d’individui informati e responsabili che agiscono per il bene comune, smettendo così di “cercare soluzioni personali a contraddizioni sistemiche“, per citare anche il grande sociologo tedesco Ulrich Beck.

Solo ripensando lo stato sociale e attuando una strategia glocal, ovvero una strategia in cui l’economia globale si sposi all’etica locale di protezione del singolo individuo, sarà possibile superare anche questo periodo così difficile e continuare a guardare al futuro.

Letture consigliate:

Zygmunt Bauman, Paura liquida, Editori Laterza

Perché la paura più temibile è la paura diffusa, senza un motivo o una ragione chiari, come una minaccia che si intravvede appena ma non si mostra mai chiaramente.

Zygmunt Bauman, Retrotopia, Editori Laterza

Per tutti quelli che “si stava meglio quando si stava peggio” e hanno perso la voglia di guardare avanti, perché la nostalgia del passato non deve sostituirsi al desiderio di futuro come luogo di sogni di speranze.

Ulrich Beck, La metamorfosi del mondo, Editori Laterza

Perché il mondo sta cambiando velocemente ed è sempre più difficile da decodificare: attentati terroristici, disastri ambientali, cambiamento climatico e ora ci si mette pure la pandemia. Meglio farsi aiutare da chi la società l’ha studiata per tutta la vita.