Scoprire il mondo stando a casa: in viaggio con Paolo Rumiz

Per chi, come me, ama viaggiare le lunghe settimane d’isolamento possono essere sembrate un inferno. L’impossibilità di uscire dal proprio comune o di allontanarsi a piedi per più di 250 m.t. da casa ha ristretto in maniera drammatica i nostri orizzonti. Per fortuna esistono i libri, in questo caso i diari di viaggio, che ci permettono di volare con la fantasia verso luoghi lontani.

Non tutti gli scrittori, però, hanno il dono di farti innamorare di luoghi che non hai mai visto e magari neanche mai pensato di visitare come Paolo Rumiz. Nei suoi libri non c’è neppure una foto, a parte quella in copertina, ma non se ne sente assolutamente la mancanza: le sue descrizioni bastano e avanzano per farti accarezzare con gli occhi paesaggi, degustare pietanze e toccare con mano persone che non avresti mai immaginato d’incontrare.

Scrittore e giornalista triestino, Paolo Rumiz incarna l’essenza del viaggiatore, come l’indimenticabile Tiziano Terzani, il quale affermava che “il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare”.

È durante il cammino, infatti, che si fanno gli incontri e le scoperte più piacevoli, come in Trans Europa Express, viaggio di seimila chilometri da nord a sud lungo il confine tra Europa occidentale e orientale alla ricerca delle vere radici europee.

Un viaggio che parte dalle fredde terre iperboree della Finlandia, dove “si parla poco e si sorride ancora meno” con uno zaino leggero sulle spalle, perché le partenze chiedono soltanto tre cose irrinunciabili, anzi quattro: soldi, carte geografiche, documenti e scarpe. Come meta, la mitica Costantinopoli, dai tempi dell’Antica Roma porta d’Oriente. Per spostarsi Rumiz e Monika, la sua guida, scelgono i mezzi pubblici: treni, autobus e, molto raramente, passaggi in auto, perché “È nelle attese che si incontra il mondo.”

Con loro scopriremo che il fiordo di Murmansk è l’unico del Mare Artico russo che non gela d’inverno perché lambito dalla corrente del Golfo; che a causa della latitudine e delle notti bianche le popolazioni della tundra soffrono di una malattia chiamata isteria artica, che produce allucinazioni collettive; che renna vuol dire “vita” perché riesce a sopravvivere nel nulla mangiando muschi e licheni ma, in compenso dà tutto: pelliccia, carne, latte e materiale edilizio (ossa e corna) lì dove anche gli alberi si rifiutano di crescere; che in Russia andare a trovare i vicini significa camminare per chilometri, le ragazze di chiamano “babe” come a Trieste e le persone sono molto calorose e ospitali; che la Carelia è più bella del Quebec e sull’isola di Kizi c’è la più bella chiesa in legno di tutte le Russie; che in Lettonia tutti cantano, bambini, giovani e anziani: il canto popolare è riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco e grazie ad esso il popolo lettone è riuscito a resistere alla russificazione; che Ludza, l’antico Schtetl polacco, è il vero centro d’Europa e che la Podolia è più dolce della Francia… insomma, che l’Europa è davvero un continente verticale tutto da scoprire!