Le parole creano mondi e generano mostri: il caso di “razza”

A tutti noi è chiaro il significato della parola razza e siamo abituati ad utilizzarla indifferentemente con riferimento agli uomini (razza bianca, razza caucasica, razza padana, ecc.) e al regno animale. Ma che origine ha questa parola e perché ha preso piede?

Il concetto di razza in senso moderno, per indicare le divisioni tra gruppi umani, fu usato per la prima volta nel 1684 da F. Bernier, medico e viaggiatore francese, ai fini di una classificazione scientifica dell’umanità. Nel 1753 C. Linneo introdusse come criterio distintivo della razza il colore della pelle, dividendo i gruppi umani in bianchi, rossi, gialli e neri. Il termine razza umana fu poi adottato dal naturalista G.L. Buffon per designare i gruppi “naturali” di individui all’interno della specie umana, differenziabili sulla base di determinati caratteri morfologici. (cfr. Enciclopedia Treccani)

Questo concetto fu in seguito rafforzato dalle teorie di Samuel Morton, un medico americano vissuto nella prima metà del 19° secolo, appassionato collezionista di crani umani e considerato il padre del razzismo scientifico. Morton era convinto che l’umanità potesse essere divisa in cinque razze, corrispondenti a cinque atti della creazione. Ogni razza avrebbe avuto tratti distintivi corrispondenti al posto occupato in una gerarchia divina. Le misurazioni dei crani dimostravano, secondo Morton, come la razza caucasica fosse superiore a ogni altra, mentre quella nera o “etiopica” occupava l’ultimo posto della classifica. Le idee di Morton furono presto abbracciate dai sostenitori della schiavitù.

Studi antropologici condotti a partire dagli inizi del novecento hanno dimostrato che la classificazione razziale sistematica è insostenibile. Il concetto di razza ha subito una radicale riformulazione da parte della moderna scienza biologica, che ha dimostrato l’arbitrarietà di ogni principio generale di classificazione. La mappatura del genoma ha infatti dimostrato una volta per tutte come il genoma di tutte le persone (la parte del DNA uguale per tutti gli individui di una stessa specie), qualunque sia il colore della loro pelle o la forma dei loro occhi, sia identico al 99,9 per cento.

Il National Geographic ha recentemente risollevato la questione della razza, con una serie di articoli molto interessanti e pubblicando in copertina la foto di due gemelline inglesi, Marcia e Millie Biggs, una bianca e l’altra nera. La mamma delle bambine è inglese da generazioni, mentre il padre è di origine Giamaicana e le gemelline eterozigote hanno ereditato ognuna i caratteri di uno soltanto dei genitori. È un caso molto raro, che dimostra ancora una volta dal punto di vista scientifico che la razza non esiste ma è solo un’invenzione umana.

National Geographic aprile 2018

L’idea di razza sarebbe quindi stata formulata al solo scopo di discriminare. Molti degli orrori perpetrati nei secoli scorsi sono stati giustificati adducendo l’esistenza di razze inferiori. Purtroppo, nonostante i progressi della scienza abbiano chiaramente dimostrato l’infondatezza di questa idea, viviamo ancora all’ombra della sua pesante eredità: le discriminazioni razziali continuano a influenzare la politica, la nostra vita quotidiana e il nostro rapporto con gli altri. Superare i nostri pregiudizi è molto meno semplice di quanto pensiamo e solo l’estirpazione radicale di parole come “razza” dal nostro vocabolario potrà aiutare le generazioni future a creare una nuova visione del mondo.