Letture,  Maestri,  scienze del linguaggio

Non pensare all’elefante – La lezione di George Lakoff

Oggi più che mai assistiamo, in Italia e nel mondo occidentale, all’accentuarsi del bipolarismo: se concetti come destra e sinistra possono apparire superati in compenso ci troviamo i conservatori contro i progressisti, il popolo della famiglia contro gli LGBTQ, i razionalisti contro i negazionisti, i democratici contro i populisti, ecc. Tra le diverse fazioni il dialogo è praticamente impossibile. Ma da cosa dipende questa insanabile frattura, resa ancora più profonda dalla diffusione dei social media? Ce lo spiega il linguista e scienziato cognitivista George Lakoff nel suo saggio “Non pensare all’elefante”.

Perché ad alcune persone non piace pagare le tasse mentre altre accettano di farlo di buon grado? Perché alcune persone sono convinte che la scienza sia nemica dell’umanità mentre altre le si affidano serenamente? Perché alcuni di noi credono che la famiglia possa essere solo quella tradizionale eterosessuale mentre altri vedono di buon occhio qualsiasi relazione basata sull’amore e il rispetto reciproco? Perché qualcuno crede nei valori della democrazia mentre altri rimpiangono le forme di governo autoritarie? Da cosa dipende la nostra visione del mondo e, soprattutto, è possibile far cambiare idea a chi la pensa in modo radicalmente diverso da noi?

A queste domande ha cercato di dare una risposta George Lakoff, Professore di Linguistica e Scienze Cognitive a Berkeley e Direttore del Center for Neural Mind & Society; i suoi studi sul ruolo del linguaggio nel plasmare il nostro cervello e le nostre convinzioni lo hanno portato all’elaborazione della teoria del framing

Secondo Lakoff la nostra mente funziona metaforicamente. Ogni parola rimanda a una cornice (frame) che rappresenta un’idea di mondo. Qualsiasi verità quindi, per essere accolta, deve rientrare in quei frame, in quegli schemi mentali, altrimenti viene rimbalzata dalla nostra mente, rifiutata. Ma quando si formano i nostri frame? Molto presto, durante l’età evolutiva: essi sono il frutto dell’educazione che riceviamo e che imprime indelebilmente alcuni concetti nelle nostre sinapsi. 

Lakoff – che, è bene specificare, ha una visione molto americana della società – distingue due modelli fondamentali di famiglia e dunque due modelli di educazione: quella del padre autoritario e quella del genitore premuroso. 

Secondo il primo modello – quello del padre autoritario – il mondo è un posto pericoloso e competitivo e i bambini nascono cattivi e vanno raddrizzati. Serve dunque un padre forte e severo capace di proteggere la famiglia dai pericoli del mondo, sostenere la famiglia nelle difficoltà e insegnare ai propri figli a distinguere ciò che è bene e ciò che è male. Questo modello famigliare collega la moralità al benessere e giustifica il perseguimento dell’interesse personale ad ogni costo, mentre non vede di buon occhio l’assistenzialismo sociale. Sul piano politico, questa visione si traduce nel principio di non interferenza dello Stato e in una visione capitalistica dell’economia. Esiste inoltre una gerarchia che regola i rapporti nella società: Dio al di sopra degli uomini, l’uomo al di sopra della natura, la cultura occidentale al di sopra delle culture non occidentali, gli uomini al di sopra delle donne, i bianchi al di sopra dei non bianchi, gli eterosessuali al di sopra degli omosessuali, ecc.

Secondo il modello del genitore premuroso invece – volutamente neutro perché non identifica necessariamente nel padre il capo famiglia ma considera entrambi i genitori ugualmente responsabili dell’educazione dei figli – i bambini nascono buoni ma possono essere resi migliori. Anche il mondo è un posto migliorabile, se impariamo a prenderci cura di noi stessi e del prossimo. La cura implica tre cose: empatia, responsabilità e impegno e si traduce nei seguenti valori:

  • Libertà
  • Opportunità e benessere
  • Equità
  • Dialogo
  • Senso di comunità, collaborazione, solidarietà
  • Fiducia e trasparenza

Da questi due modelli educativi discendono inevitabilmente due visioni del mondo contrapposte ed è un’illusione pensare che sia possibile spostare opinioni e soprattutto voti con facilità da una parte all’altra.

L’errore più frequente, di matrice illuministica, è quello di credere che la verità renda liberi e che gli uomini siano esseri razionali, quindi sia sufficiente illustrare loro la verità, con dati inconfutabili alla mano, per farli giungere alle giuste conclusioni. Ma gli individui, ci avverte Lakoff, non ragionano così: “qualsiasi idea per essere accettata deve rientrare in un frame mentale, in un concetto già radicato nella nostra mente, altrimenti non ne comprendiamo il senso, finiamo per etichettarla come irrazionale, insensata o di nessuna importanza.” 

Questo spiega perché molte fake news o bugie spudoratamente fatte circolare sia da alcuni politici che da molti media siano tranquillamente accettate come vere da moltissime persone, nonostante le pubbliche e autorevoli smentite da parte degli esperti. Anzi, più si tenta di confutarle e più si rafforzano nella mente dei loro sostenitori. Per dimostrare questo assunto, Lakoff un giorno fece fare un esperimento ai suoi studenti; chiese loro di “Non pensare ad un elefante.” Automaticamente, tutti si misero a pensare all’elefante perché la parola stessa aveva attivato quel frame. La stessa cosa succede con le fake news: più ne parliamo, anche in chiave negativa, più si rafforzano. 

Un altro errore frequentissimo è quello di presupporre che le persone ragionino a favore del proprio interesse personale. In realtà le persone non pensano né tantomeno votano secondo la propria identità (ad esempio: sono un immigrato quindi dovrei sentirmi più tutelato dalla politica progressista, che invita all’accoglienza, rispetto alla politica conservatrice che mi dipinge come un invasore e un usurpatore), bensì secondo i propri valori. Votano per la persona con cui si identificano maggiormente. Se poi questa si accorda con i loro interessi personali, tanto meglio, ma non è necessario. 

Esiste una terza categoria di persone, che stanno nel “mezzo”: sono quelle che Lakoff definisce biconcettuali. I biconcettuali possiedono entrambi i modelli e li usano regolarmente nei vari contesti della loro quotidianità (ad esempio possono avere una visione della famiglia molto tradizionalista ma essere progressisti per quanto riguarda le questioni ambientali o di politica estera). Sono queste le persone a cui è possibile far cambiare opinione o preferenza di voto, a patto di riuscire a portarle dalla nostra parte senza offenderle. Ma in che modo? Attraverso il reframing, ovvero l’elaborazione di metafore nuove, capaci di evocare strutture interiori e definire diversi quadri di riferimento ideali. Per riuscirci è assolutamente necessario evitare di utilizzare o scimmiottare il linguaggio dei nostri avversari. Lakoff porta ad esempio l’espressione “sgravio fiscale”, tanto cara ai conservatori ma utilizzata ormai a piene mani anche dai democratici. La parola “sgravio” evoca un frame collegato alla sofferenza: chi rimuove tale sofferenza (in questo caso le tasse) diventa un eroe, chi non lo fa è malvagio. Utilizzare questa metafora rinforza quindi l’idea che le tasse siano qualcosa di negativo che va eliminato: un concetto chiaramente conservatore.  

Per avere successo nella comunicazione bisogna quindi trovare un linguaggio adatto alla propria visione del mondo ma per riuscirvi bisogna innanzitutto avere le idee: il linguaggio è solo uno strumento atto ad evocare e veicolare quelle idee. Senza idee non si va da nessuna parte e tantomeno si convince qualcuno.